Il pagliaccio

scritto da Nacli
Scritto 24 ore fa • Pubblicato 6 ore fa • Revisionato 6 ore fa
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Autore del testo Nacli

Testo: Il pagliaccio
di Nacli

I miei amici mi dicono “Sei divertente!”,

a loro piace il mio spirito gaudente.

Mi dicono “Tu sei nata per donare!”,

e chi se ne importa se a nessuno viene in mente di contraccambiare!

Mi dicono “Con te ci sentiamo meglio”,

dopo che hanno pianto sulla mia spalla tutto il loro turbamento,

Mentre io lancio palline in aria e salto in cerchi di fuoco

per tirar su il loro morale mogio.

Ma nei giorni in cui non mi riesce di fare il giocoliere,

perché anch’io covo qualcosa in cantiere,

gli amici sbuffano e borbottano:

hanno pagato il biglietto e vogliono il loro spettacolo!

Vogliono che gli faccia da buon oracolo

e che gli dia un dolcetto quando mi rivelano confessioni che scottano.


Stasera siamo andati tutti al circo,

senza animali, non mi piace vederli sfruttati.

Era un’esibizione di soli atleti di spicco;

funamboli e contorsionisti,

donne in brillanti body di scena

e uomini dai muscoli guizzanti attraverso la risicata canottiera.


Poi c’erano i pagliacci.

Con buffe scenette attiravano l’esultanza dagli spalti,

infilati in mini cabriolet a pedali

o ballonzolanti sul palco come scimmiette caricaturali.

E mentre tutti ridevano e applaudivano,

seguivo i loro movimenti come un delfino rinchiuso in un acquario

che fa ridere il ragazzino imitandone il backflip nello spazio serrato.

Un cenno a destra e poi a sinistra,

come se anch’io stessi reiterando una coreografia fissa.

Ah ah ah ah ah ah!

Le risate rimbombavano.

I battiti di mani scrosciavano.

Sempre più forti, sempre più schietti.

Briciole di cibo sputavano tra i denti sgangherati come quelli di teschi.

Mi voltai a intercettare le loro facce paonazze

e gli occhi lucidi per le risate crasse.

Mostrai il mio sorriso dipinto

che ben celava quello sotto rattrappito.

Poi rivolsi un inchino banale,

scatenando un’altra ondata di baccanale.


Mentre tutti ridevano, tornai a guardare i pagliacci,

immobili come pupazzi.

Con sguardo serio e il forzato sorriso,

tracciarono una linea nel cerone da sotto l’occhio fino al mento:

mi osservai il dito, sporco per aver tracciato quel solco sul mio bianco tegumento.

 

 

 

 

 

 

 

Il pagliaccio testo di Nacli
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